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La tiroide è una ghiandola endocrina il cui compito principale è sintetizzare e produrre l'ormone tiroxina, in due forme contenenti rispettivamente 3 e 4 atomi di iodio, note con il nome di T3 e T4. Nel sangue, però, questi ormoni si legano a proteine che li trasportano nei tessuti, dove poi vengono liberati. Ed è proprio la forma libera quella biologicamente attiva; nei dosaggi ematici, quindi, non vengono ricercate le T3 e le T4, bensì le forme FT3 e FT4 (dove F sta per "frazione libera"). Sia il T3 sia il T4 sono fondamentali nella regolazione di numerose funzioni organiche, come la crescita, il metabolismo, la frequenza cardiaca, il ciclo mestruale, il peso corporeo, i livelli di colesterolo, la salute della pelle e il Sistema Nervoso Centrale.

 

La secrezione e la sintesi degli ormoni tiroidei è controllata da due ghiandole situate nell'area cerebrale: l'ipofisi e l'ipotalamo. La prima ha lo scopo di produrre la tireotropina (ormone stimolante la tiroide noto anche con la sigla TSH), che ha il compito di incrementare la produzione di ormoni tiroidei. L'ipotalamo, a sua volta, influisce sulla regolazione del TSH tramite la produzione di un altro ormone liberante la tireotropina, noto con il nome di TRH. A seconda delle situazioni e dell'emotività (stati d'ansia, eccitazione, paura…) l'organismo va incontro a naturali alterazioni nella produzione di questi ormoni. Un normale equilibrio dell'asse ipotalamo-ipofisario garantisce una produzione ormonale adeguata alle richieste dell'organismo. A garantire questo equilibrio, però, è anche la dieta: per produrre normali quantità di ormoni, infatti, è necessario assumere circa 1 mg di iodio alla settimana.
Finché la tiroide funziona bene, non ci si rende certo conto della sua importanza, ma quando inizia a perdere "qualche colpo" (producendo ormoni in minore quantità) o a lavorare troppo (sintetizzando troppa tiroxina) tutto l'organismo ne risente in modo evidente, manifestando quell'insieme di sintomi racchiuso in due termini piuttosto noti: l'ipotiroidismo e l'ipertiroidismo.

Ipotiroidismo: Se la tiroide produce insufficienti quantità di ormoni si va incontro all'ipotiroidismo, malattia che provoca un inevitabile rallentamento del metabolismo. Chi soffre di questo disturbo accusa una serie di sintomi, con inizio lento e insidioso: sonnolenza, stipsi, intolleranza al freddo, apatia, aumento di peso senza apparente aumento dell'appetito, voce roca, bradicardia (battito del cuore lento), possibili versamenti pleurici o addominali (solo raramente causa di disturbi respiratori o emodinamici), parestesie di mani e piedi (alterazioni della sensibilità, con formicolii, prurito, sensazione di liquido in circolo…), menorragia (aumento della durata e dell'intensità del flusso mestruale), ipotermia e spesso anemia (in genere in forma lieve).
Si distinguono due forme diverse di ipotiroidismo: quello primario e quello secondario:

- L'ipotiroidismo primario ha origine, la maggior parte delle volte, da processi autoimmuni, in cui l'organismo produce degli anticorpi contro il proprio tessuto tiroideo, spesso come conseguenza di una infezione della tiroide (come la tiroidite di Hashimoto). Altre volte il disturbo è presente sin dalla nascita (a causa di una congenita presenza di basse quantità di tessuto tiroideo), dopo un intervento chirurgico o radioterapico alla tiroide o a causa di alterata biosintesi degli ormoni tiroidei (come carenza di iodio o deficit enzimatici con difetti dell'ormonogenesi).
- L'ipotiroidismo secondario è molto meno frequente della forma primaria e ha origine da alterazioni dell'asse ipotalamo-ipofisario, per ridotta produzione di TSH da parte dell'ipofisi o per ridotta produzione di TRH da parte dell'ipotalamo.

La terapia è di tipo sostitutivo, con l'assunzione di prodotti a base di ormoni tiroidei. In genere, si preferiscono le preparazioni sintetiche di T4 (L-tiroxina), che viene convertita in T3 dal fegato. La dieta dovrà essere la più equilibrata possibile, ricca cioè di tutti i principi nutritivi. Naturalmente saranno privilegiati i cibi ricchi di iodio, in particolare le alghe (come la kelp). Anche il sale da cucina dovrà essere acquistato con aggiunta di iodio. Utile è l’integrazione con vitamine (A, C, E) e minerali (in particolare calcio, iodio e zinco).

Ipertiroidismo: Un'eccessiva concentrazione di T3 e T4, a causa di un'iperproduzione di ormoni da parte della tiroide, è causa di ipertiroidismo (o tireotossicosi), le cui forme più severe hanno origine, in genere, da malattie quali il morbo di Basedow (o gozzo tossico diffuso), il morbo di Plummer (o adenoma tossico) o il gozzo tossico multinodulare. Forme più lievi o transitorie, invece, possono dipendere da processi infiammatori (tiroiditi) e, solo eccezionalmente, da ipersecrezione ipofisaria di TSH o da neoplasia. L'ipertiroidismo può anche derivare dall'assunzione di eccessive quantità di ormoni tiroidei (tireotossicosi fattizia). Sintomi comuni a tutte le forme di ipertiroidismo sono: gozzo; tachicardia (aumento del battito cardiaco); cute calda, sottile e umida; tremori; insonnia; nervosismo; iperattività; aumento della sudorazione; diarrea; perdita di peso; alterazione del ciclo mestruale; segni oculari (sguardo fisso, retrazione delle palpebre, lacrimazione, irritazione...) e debolezza.
La terapia può essere di tipo farmacologico, chirurgico e radiante.
Dal momento che un aumento degli ormoni tiroidei e della loro funzione accelera tutti i processi dell’organismo, tutti gli elementi nutritivi presenti vengono consumati a un ritmo maggiore. Per questo andranno aumentati nella dieta. Particolarmente importanti sono le vitamine del complesso B (si trovano per esempio in pane e cereali integrali). Andranno evitati caffè e tè perché le sostanze in essi contenute (caffeina e teofillina) aumentano i ritmi del metabolismo con maggior consumo di calorie. Per la stessa ragione dovrebbero essere eliminati alcol e tabacco.

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Patologie e dietoterapia