Marco accende il computer una sera di febbraio e ritrova la mail dal suo fornitore storico di energia. La comunicazione è cordiale, quasi indifferente: da gennaio 2023, il suo contratto a prezzo fisso sta per scadere e passerà automaticamente a condizioni di mercato libero. Legge qualche numero, si spaventa, decide di fare un giro tra i competitor. Tre ore di ricerca online, cinque preventivi incomparabili, promesse di sconto del trenta percento che scompaiono dopo il primo anno. Alla fine, rinuncia e rimane dove sta. La storia di Marco non è isolata: rappresenta milioni di italiani che da due anni convivono con il mercato libero dell'energia elettrica, una riforma che avrebbe dovuto liberare i prezzi e dare ai consumatori il potere di scelta, ma che invece ha creato confusione e opportunità perdute.

Il primo gennaio 2023 ha segnato il passaggio definitivo dal regime di tutela al mercato libero per tutte le utenze domestiche italiane. Non è stato uno spegnimento della luce, ma l'inizio di un processo che avrebbe dovuto mettere fine al monopolio storico dei fornitori regionali e permettere a chiunque di negoziare le proprie tariffe. Due anni dopo, è il momento di chiedersi cosa è davvero cambiato per le bollette, quali promesse si sono mantenute e quali trucchi stanno dietro le offerte più allettanti.

Il mercato energetico italiano ha una storia lunga e contrastata. Fino agli anni Novanta, l'energia elettrica era un monopolio quasi totale dell'Enel, azienda di Stato che decideva prezzi e condizioni senza alcun confronto. La liberalizzazione graduale iniziò nel 1999, ma per i clienti domestici arrivò molto lentamente. La maggior parte delle famiglie restò legata ai fornitori locali fino al 2007, quando il mercato tutelato venne aperto per legge. Però la transizione non fu immediata: molti continuarono a rimanere nel sistema di protezione anche dopo, preferendo la sicurezza della tariffa amministrata al rischio della scelta. Questo limbo durò sedici anni, fino a quando Bruxelles e Roma decisero che era ora di chiudere definitivamente il capitolo. Il 2023 arrivò con una data ferma e senza margine di negoziazione.

I numeri dicono una storia più sfumata di quella che i media hanno raccontato all'inizio. Secondo gli ultimi rilevamenti disponibili, il prezzo medio dell'energia per le famiglie italiane nel 2023 e nei primi mesi del 2024 è oscillato tra i 0,45 e i 0,65 euro per kilowatt-ora, con picchi ancora superiori durante i mesi invernali. Rispetto alla crisi energetica del 2021-2022, quando si toccavano punte di oltre un euro, c'è stata una riduzione significativa. Ma rispetto ai prezzi degli anni Duemila e Duedieci, rimaniamo in una fascia ancora elevata. Il mercato libero non ha portato la deflazione che alcuni si aspettavano, perché i prezzi dell'energia sono legati al costo delle materie prime a livello mondiale: il fornitore più aggressivo non può fare miracoli se il gas naturale costoso arriva dai mercati internazionali.

Le cose che si dicono ma non stanno in piedi

Il primo equivoco riguarda la libertà di scelta. Molti pensano che il mercato libero significhi avere decine di opzioni veramente diverse, come quando si sceglie una compagnia telefonica. In realtà, le differenze reali tra i principali fornitori sono spesso minime. Una ricerca condotta da associazioni di consumatori ha rivelato che circa il sessanta percento delle famiglie che cambiano fornitore risparmia meno di cinquanta euro all'anno: una cifra che scade dopo il primo anno quando gli sconti iniziali terminano. Il secondo equivoco è che il prezzo fisso sia una garanzia. Non è vero: molti contratti a prezzo fisso prevedono clausole di rinegoziazione che permettono al fornitore di aumentare la tariffa se i costi ritenuti "eccezionali" si verificano. Il terzo equivoco, forse il più pericoloso, è che il mercato libero significhi automaticamente meno caro. In realtà, il prezzo dipende da come lo si contratta, dalle scadenze dei vostri accordi precedenti e dalla fortunata coincidenza tra il vostro momento di cambio e il ciclo dei mercati energetici.

Chi vuole orientarsi nel mercato libero senza errori dovrebbe partire dai dati concreti della propria bolletta. Basta guardare i kilowatt-ora consumati negli ultimi dodici mesi per capire quale fascia di prezzo vi riguarda davvero. Poi è utile consultare il portale del Gestore dei Servizi Energetici, che raccoglie le condizioni economiche dei principali fornitori e consente confronti trasparenti senza dover compilare decine di form. Quando si legge un'offerta promettente, bisogna fermarsi su tre dettagli precisi: il prezzo al kilowatt-ora nei primi dodici mesi e dopo, la presenza di clausole di rinegoziazione e la durata effettiva del contratto. Molti contratti online nascondono un prezzo vantaggioso per sei mesi e poi lo raddoppiano: scoprirlo dopo la firma è tardivo.

Due anni dopo l'inizio del mercato libero, la situazione è questa: sì, avete una scelta che prima non avevate, ma quella scelta è complicata e richiede attenzione. Il vostro risparmio non sarà automatico e non avrà la dimensione che promettono gli spot pubblicitari. Quello che è davvero cambiato è la responsabilità: non è più l'amministrazione a decidere per voi, dovete decidere voi. E questo, per chi non ha tempo o competenze, non è un vantaggio.