Marco ha quarantotto anni, non fuma, corre tre volte a settimana e non accusa nulla. Ogni novembre però si presenta in laboratorio con una ricetta che chiede dieci esami diversi: emocromo, glicemia, colesterolo, transaminasi, creatinina, acido urico, TSH. Lo fa da sempre, da quando suo padre ebbe un infarto a sessant'anni. Il medico non ha mai detto di no. Nessuno gliel'ha detto. E così ogni anno Marco spende centinaia di euro e si sottopone a prelievi che probabilmente non gli servono.

La domanda che Marco non si pone è quella che dovrebbe farsi: quali esami del sangue hanno senso fare ogni anno se non ho nessun sintomo, nessun fattore di rischio particolare, nessuna malattia diagnosticata? La risposta non è semplice perché dipende dall'età, dal sesso, dalla storia familiare e dalle linee guida che si consultano. Ma una cosa è certa: la lista che Marco fa ogni anno probabilmente è gonfiata.

La tradizione dei controlli annuali è radicata nella medicina degli ultimi cinquant'anni. Negli anni Ottanta e Novanta, quando i laboratori diventarono automatizzati e gli esami divennero più economici, l'idea di un bilancio di salute annuale si diffuse come pratica preventiva. I medici di base, soprattutto in Italia, cominciarono a prescrivere pacchetti standard di analisi a quasi tutti i pazienti che venivano per il controllo ordinario. Era un modo per stare attenti, per non perdersi nulla. Il costo per la sanità pubblica era contenuto perché gli esami si pagavano col ticket. Le aziende farmaceutiche trovavano clienti interessati. E i laboratori non si lamentavano.

Le cose però hanno iniziato a cambiare quando gli epidemiologi hanno guardato i dati con occhio critico. Cosa succede se fai un esame del sangue a una popolazione sana? Quanti risultati anomali trovi che non corrispondono a una malattia reale? Quanta ansia generi inutilmente? L'Istituto superiore di sanità e le linee guida internazionali dell'Organizzazione mondiale della sanità hanno cominciato a distinguere tra screening utile e screening di massa indiscriminato. Per chi non ha sintomi e non ha fattori di rischio noti, gli esami che hanno chiara evidenza di beneficio sono pochi. L'emocromo è utile per individuare anemie, infezioni croniche e alcuni tumori ematologici. La glicemia a digiuno o l'emoglobina glicata permettono di diagnosticare il diabete prima che provochi danni. Il profilo lipidico (colesterolo totale, HDL, LDL, trigliceridi) serve per valutare il rischio cardiovascolare, soprattutto negli uomini sopra i quaranta e nelle donne dopo la menopausa. La creatinina e gli elettroliti servono se hai una malattia nota o prendi certi farmaci. Per tutto il resto, l'evidenza è debole o inesistente.

Quello che tutti credono ma non è vero

C'è un'idea radicata che fare tanti esami sia sempre una buona idea, che non costa nulla e potrebbe salvare la vita. Non è così. Primo: costa. Anche se il laboratorio costa poco, il costo totale per il sistema sanitario è alto quando moltiplichi centinaia di esami per milioni di persone. Secondo: gli esami trovano anomalie che non sono malattie. Se misuri il TSH a chi non ha sintomi di tiroide e il valore è leggermente elevato, cosa fai? Magari inizi una terapia inutile. Se trovi una lieve alterazione delle transaminasi in una persona che sta bene, quanta ansia crei? Gli americani hanno dedicato studi interi a questo fenomeno, il "white coat hypertension" o i risultati falsi positivi. La conseguenza è una medicalizzazione del sano.

Cosa fare concretamente

Se hai meno di quaranta anni, non fumi, il tuo peso è nella norma, la pressione è buona e in famiglia nessuno ha avuto malattie cardiovascolari o metaboliche prima dei sessant'anni, allora un esame del sangue ogni due o tre anni probabilmente basta. Cosa chiedere al medico: emocromo e glicemia. Basta. Se hai quaranta, cinquanta, sessanta anni, dipende dal sesso e dai fattori di rischio. Gli uomini da quaranta in poi dovrebbero fare un profilo lipidico ogni cinque anni almeno, magari ogni anno se i valori sono alterati o se ci sono malattie cardiovascolari in famiglia. Le donne dovrebbero iniziare dopo la menopausa. Tutti, indipendentemente dall'età, dovrebbero fare un emocromo almeno una volta. Per le transaminasi, l'acido urico, il TSH: chiediti davvero se hai motivi per farli. Se non hai mai bevuto alcol in quantità considerevole, se non hai dolori articolari, se la tiroide funziona bene, allora non servono esami routine.

Il medico che conosci personalmente, non un algoritmo, è la persona giusta per deciderlo. Porta la tua storia medica, la tua storia familiare, il tuo stile di vita. Chiedi quali esami hanno davvero senso per te. Se non sai bene le tue cifre di colesterolo o glicemia, allora sì, fagli fare almeno una volta per sapere da dove parti. Ma la lista minima, quella che ha senso per una persona senza sintomi e senza fattori di rischio apparenti, è breve.

Vivere significa anche accettare un po' di incertezza sulla propria salute. Non tutti i tutte i mali possono essere trovati col sangue prima che diventino sintomi. Talvolta la medicina preventiva è solo una illusione rassicurante. Altre volte funziona davvero. La differenza sta nel non fare esami a caso, ma con ragione.