Marco ha 43 anni, lavora in banca, non fuma e fa una passeggiata veloce tre volte alla settimana. A gennaio, come ogni anno ormai da cinque, si presenta in laboratorio con una richiesta del suo medico che occupa mezza pagina: emocromo, profilo lipidico, glicemia, funzionalità epatica, funzionalità renale, elettroliti, proteine totali. Esce dopo quaranta minuti con otto provette vuote e la speranza che tutto vada bene. Non sa però che almeno quattro di quegli esami probabilmente non dovrebbe farli, o almeno non con quella frequenza.

Dopo i quaranta anni il corpo cambia. Il metabolismo rallenta, aumenta il rischio di malattie croniche, la prevenzione diventa più concreta. Ma questo non significa che bisogna diventare ossessionati dai numeri del sangue. C'è una differenza enorme tra il monitoraggio intelligente della salute e l'ipocondria da laboratorio, quella che trasforma ogni controllo annuale in una caccia al problema che non c'è. Questo articolo parla di quali esami hanno davvero senso dopo i quaranta, quali sono ancora dibattuti, e quali è meglio rimandare solo se ci sono motivi specifici.

In Italia la cultura dello screening preventivo è forte, radicata anche nella memoria collettiva di quando la medicina poteva fare poco e il controllo periodico era un lusso. Nel dopoguerra, quando i farmaci moderni non esistevano ancora, il medico di paese rappresentava l'unica protezione possibile contro le malattie infettive e le carenze nutrizionali. Negli anni Settanta e Ottanta, con l'arrivo della medicina di laboratorio, è nata l'idea che conoscere i propri numeri biologici fosse sinonimo di vivere più a lungo. Non è del tutto vero, ma l'idea è rimasta. Oggi, in un contesto dove viviamo più a lungo che in qualsiasi altro momento della storia, il paradosso è invertito: sappiamo troppo e agiamo troppo poco, o male.

Le linee guida internazionali, comprese quelle dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, suggeriscono che dopo i quaranta anni i controlli dovrebbero essere personalizzati in base al profilo di rischio individuale, non uguali per tutti. Uno studio del 2019 pubblicato su riviste di medicina preventiva ha mostrato che il 40 per cento dei controlli di laboratorio eseguiti su persone senza sintomi non influisce sulla diagnosi o sul trattamento. Gli ospedali americani hanno iniziato a scoraggiare esami inutili proprio per questo motivo, spingendo medici e pazienti a ragionare in termini di necessità reale.

Le cose che si dicono ma non stanno in piedi

Il primo mito è che serve controllare tutto ogni anno. Non è così. Se a quarantuno anni la glicemia è normale e non hai familiarità diabetica, ripetere l'esame dodici mesi dopo ha pochissime probabilità di cambiare qualcosa. Lo stesso vale per il colesterolo: misurarlo ogni anno quando è sotto controllo è una routine inutile. Il secondo mito riguarda gli enzimi epatici: molti li controllano per paura silente di aver danneggiato il fegato senza saperlo. Ma senza sintomi o fattori di rischio specifici (alcol cronico, epatite conosciuta, farmaci epatotossici), questi esami non servono a prevenire nulla, servono solo a creare ansia.

Se hai quaranta anni e la pressione è normale, il colesterolo under control, nessun sintomo e nessuna storia familiare pesante, gli esami di laboratorio davvero necessari ogni anno sono pochissimi. L'emocromo base, per controllare se ci sono anemie nascoste, ha senso soprattutto se sei donna. La glicemia a digiuno o l'emoglobina glicata conviene farla almeno ogni due o tre anni, non ogni anno, a meno che il diabete sia in famiglia o tu sia sovrappeso. Il profilo lipidico va ripetuto a intervalli più lunghi, ogni tre o quattro anni, se i livelli sono buoni. La creatinina e gli elettroliti, se i reni funzionano normalmente, non richiedono controlli frequenti. Il dosaggio della vitamina B12 è utile solo se sei vegetariano, vegano o hai problemi di assorbimento.

Cosa fare allora, nel concreto

Piuttosto che arrivare al quarantesimo compleanno e improvvisamente fare tutto, conviene pianificare con il medico di base un approccio mirato. Se non hai fattori di rischio e senti il tuo corpo bene, inizia con gli essenziali: emocromo, glicemia, colesterolo totale e HDL, trigliceridi. Fallo una volta, stabilisci i tuoi valori di base. Poi ripeti a intervalli ragionevoli, da definire insieme al medico in base ai risultati. Se invece hai una storia familiare di infarto, ictus o diabete, oppure sei fumatore o sedentario, allora i controlli devono essere più frequenti e specifici. La pressione la puoi misurare da solo in farmacia ogni sei mesi senza costi. Se oltre i quaranta hai deciso di perdere peso, allora sì, conviene controllare il profilo glicemico e lipidico ogni sei mesi durante il percorso. E se assumi farmaci cronici, questi sì vanno monitorati con i relativi esami di laboratorio con una certa cadenza, non saltarla.

La medicina basata su prove non è fredda e burocratica: è il tentativo di evitare che le paure immaginarie trasformino la prevenzione in una malattia stessa. Un'eccessiva medicalizzazione della vita sana produce più ansietà di quanta salute protegga. Il tuo corpo a quaranta, cinquanta, sessanta anni non è una macchina da controllare ogni anno in tutte le sue componenti. È un organismo che ha sviluppato una certa stabilità e merita di essere ascoltato per quello che ti dice davvero, non per quello che un esame di routine potrebbe scoprire per caso.