L'iperico, o erba di San Giovanni, arriva dall'Europa medievale. I monaci lo coltivavano negli orti e lo usavano per disturbi dell'umore, tanto che la tradizione lo associava a protezione spirituale. Oggi viene venduto in erboristeria come antidepressivo naturale senza ricetta, il che genera una convinzione diffusa ma pericolosa: se è naturale e non serve prescrizione, allora è sicuro prenderselo da soli.

In Italia il mercato dei fitofarmaci è cresciuto del 15% negli ultimi cinque anni, e l'iperico rappresenta una fetta significativa delle vendite per disturbi dell'umore. La pianta contiene principi attivi come l'ipericina e la iperforina, molecole che agiscono sui neurotrasmettitori cerebrali proprio come gli antidepressivi sintetici. Uno studio pubblicato da ricercatori italiani ha dimostrato che l'iperico funziona circa al 70% dei casi di depressione lieve, una percentuale paragonabile ai farmaci tradizionali.

Il problema non è l'efficacia, ma quello che accade quando l'iperico incontra altri medicinali. La pianta induce gli enzimi epatici a metabolizzare più velocemente molte classi di farmaci, riducendone drasticamente l'efficacia. Inibitori delle monoaminossidasi, antidiabetici, contraccettivi orali, anticoagulanti: con l'iperico tutti perdono potenza. Chi assume la pillola anticoncezionale e beve regolarmente tisana d'iperico corre rischi contracettivi reali. Chi prende warfarin per una trombosi potrebbe vedere azzerata la protezione dal farmaco.

Cosa fare prima di iniziare

La natura dell'iperico come medicamento è la stessa di qualunque principio attivo: cambia solo il contenitore e il prezzo. Comprarlo senza supervisione medica è come prendere un farmaco da banco senza leggere il foglietto illustrativo, ma con meno informazioni a disposizione.