L'iperico perforatum, conosciuto come erba di San Giovanni, è tornato di moda. Viene promosso come antidoto naturale alla depressione, all'ansia, agli sbalzi d'umore. Chi la sceglie spesso crede di evitare i rischi dei farmaci sintentici. Ma la pianta è tutt'altro che neutra. Contiene almeno tre principi attivi con azione biologica reale, e interagisce con decine di medicinali comuni. Il punto non è se funziona, ma a quale prezzo e per chi.

I principi attivi e come agiscono

L'iperico contiene ipericina, iperforina e altre molecole minori. L'ipericina è stata isolata per prima negli anni Cinquanta, l'iperforina identificata negli Ottanta. Entrambe attraversano la barriera ematoencefalica e alterano i livelli di neurotrasmettitori nel cervello. Non sono effetti marginali.

L'iperforina inibisce il riassorbimento della serotonina nelle cellule nervose, proprio come fanno gli inibitori selettivi del riassorbimento della serotonina (SSRI), cioè farmaci come la fluoxetina. L'ipericina invece interagisce con i recettori della serotonina e della dopamina. Questi meccanismi spiegano perché l'estratto funziona davvero in caso di depressione lieve e moderata, almeno secondo gli studi pubblicati. Non è magia.

La concentrazione di questi principi attivi varia molto tra i prodotti. Un estratto secco contiene quantità diverse rispetto a un infuso, e un infuso fatto in casa può essere dieci volte meno concentrato di una tintura madre. Questo è il primo problema: il dosaggio non è controllato come in un farmaco.

Efficacia documentata, ma limitata

Gli studi clinici sull'iperico per la depressione lieve e moderata mostrano efficacia paragonabile a quella di antidepressivi leggeri come la fluoxetina a basse dosi. Una revisione della letteratura medica ha confrontato l'estratto di iperico con placebo e con antidepressivi convenzionali. Il risultato: funziona meglio del placebo, ma non è chiaramente superiore ai farmaci standard.

Il vantaggio dichiarato è la minore frequenza di effetti collaterali. L'iperico provoca meno disfunzioni sessuali e disturbi gastrici rispetto agli SSRI. Ma ha i suoi: disturbi di stomaco, secchezza delle fauci, affaticamento, fotosensibilità. Nessun rimedio è privo di effetti indesiderati.

Per la depressione severa, l'iperico non basta. Chi ha ideazioni suicide, apatia profonda o sintomi psicotici ha bisogno di farmaci più potenti. Consigliare l'erba a chi sta male così può causare danni reali.

Le interazioni pericolose che i medici temono

Qui inizia il capitolo critico. L'iperico è un potente induttore degli enzimi del citocromo P450, la macchina metabolica del fegato. In parole semplici: accelera la degradazione di molti farmaci, rendendoli inefficaci.

Gli anticoagulanti come il warfarin diventano meno potenti se assunti insieme all'iperico. Il rischio è la trombosi. I contraccettivi orali perdono efficacia, perché il fegato li degrada più in fretta. Chi prende la pillola e inizia l'iperico ha rischi di gravidanza indesiderata. Non è raro.

Gli antidepressivi SSRI e gli inibitori della monoaminossidasi (IMAO) combinati con l'iperico possono causare sindrome serotoninergica, una condizione potenzialmente fatale caratterizzata da confusione, agitazione, tremori, ipertensione e ipertermia. Mescolare questi farmaci non è neutro.

Anche i derivati dell'ergot, usati per l'emicrania, e i triptani interagiscono male. I digossina per il cuore, i ciclosporina per i trapianti, gli inibitori delle proteasi per l'HIV: la lista è lunga.

Il problema della fotosensibilità

Un effetto meno drammatico ma reale è la sensibilità aumentata al sole. Chi assume iperico in alte dosi può sviluppare dermatiti fototossiche con esposizione solare. Non succede a tutti, ma nei mesi estivi il rischio aumenta. È il motivo per cui molti paesi europei mettono avvisi sulla confezione.

Quando l'iperico può avere senso

La pianta non è demonizzabile. Per la depressione lieve isolata, quando non ci sono altre patologie e senza altri farmaci, l'iperico è un'opzione. Il medico deve sapere comunque.

Chi lo assume deve informare il proprio curante, tutti i curanti: il cardiologo, l'endocrinologo, il ginecologo se donna, il dentista. Uno studio fatto negli anni Novanta ha dimostrato che il 45 per cento dei pazienti che usava iperico non lo diceva al medico prescrittore di altri farmaci. Questo è il vero problema.

La moda del "naturale uguale sicuro" ha creato una falsa sensazione di innocuità. L'iperico funziona proprio perché contiene sostanze attive. Le stesse sostanze che la rendono utile la rendono pericolosa se mal combinata.

Il dato che ridimensiona l'entusiasmo

Negli ultimi vent'anni, la prescrizione di iperico nei paesi occidentali è in calo. Non perché non funziona, ma perché i medici hanno imparato a temerlo e i pazienti sono stati informati meglio sui rischi. In Italia, l'uso è ancora diffuso tra chi diffida dei farmaci convenzionali, spesso senza consultare uno specialista. La pianta resta un prodotto con effetti reali e interazioni reali. Non è innocua perché è verde.