Marco entra nello studio oftalmologico con una certa riluttanza. Ha quarantotto anni, legge bene da lontano, non ha mai avuto problemi di vista. Però ultimamente sente un'affaticamento strano, soprattutto a fine giornata davanti al computer. "Non c'è niente di grave", pensa. L'oculista gli misura la pressione intraoculare e scopre valori leggermente elevati. Non c'è ancora il glaucoma, ma i fattori di rischio sono presenti. Una scoperta che sarebbe rimasta nascosta se Marco avesse continuato a rimandare il controllo annuale, aspettando di avere sintomi evidenti.

La visita oculistica annuale rappresenta uno degli strumenti più importanti di medicina preventiva, eppure molte persone la trascurano. A differenza di altre visite specialistiche, quella oculistica non è richiesta solo per correggere la vista: serve a identificare precocemente malattie che potrebbero compromettere la salute degli occhi e persino causare cecità. Non basta sentirsi bene. Malattie come il glaucoma, la retinopatia diabetica e la degenerazione maculare spesso non danno sintomi evidenti nelle fasi iniziali. Per questo la visita annuale, anche quando non ci sono disturbi apparenti, diventa una barriera fondamentale contro la perdita della vista.

Nel Rinascimento italiano, quando la stampa iniziava a diffondere i libri, gli occulisti ambulanti rappresentavano figure importanti nelle città. Affidare la propria vista a questi specialisti era considerato un atto essenziale. Ma la vera svolta nella medicina oculistica arrivò nel diciottesimo secolo con lo sviluppo dell'oftalmoscopio, uno strumento che permette di osservare direttamente la retina. Prima di questa innovazione, i medici potevano solo misurare la capacità visiva senza indagare le strutture interne dell'occhio. Oggi, quasi tre secoli dopo, abbiamo tecnologie ancora più sofisticate, eppure la consapevolezza sull'importanza della visita regolare resta ancora insufficiente in molti contesti.

I dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità indicano che circa un miliardo di persone nel mondo ha difetti visivi non corretti, e che il 43% dei casi di cecità nei paesi sviluppati potrebbe essere prevenuto con diagnosi e trattamenti tempestivi. In Italia, l'Istituto Superiore di Sanità raccomanda una visita oculistica almeno una volta all'anno per tutti gli adulti, con frequenze maggiori per chi ha già patologie oculari o fattori di rischio. Le malattie croniche come il diabete e l'ipertensione aumentano significativamente il rischio di complicanze oculari, rendendo ancora più cruciale la sorveglianza regolare. Uno studio del 2019 condotto su pazienti diabetici ha mostrato che il 35% aveva segni di retinopatia diabetica, spesso non consapevole della propria condizione proprio perché non era stato sottoposto a controllo oftalmologico.

Quello che si crede ma non è sempre vero

Circola ancora l'idea che se vedi bene non hai bisogno di visitare l'oculista, come se la salute dell'occhio dipendesse solo dalla nitidezza della visione. È una credenza pericolosa. Il glaucoma, malattia che causa perdita della vista progressiva e irreversibile, è asintomatico nel 50% dei casi diagnosticati tardivamente. La pressione intraoculare elevata non produce dolore né fastidi percettibili finché non ha già causato danni significativi al nervo ottico. Allo stesso modo, la degenerazione maculare, che colpisce la visione centrale nei soggetti anziani, può iniziare senza dare alcun segnale. Un'altra convinzione errata riguarda l'età: molti pensano che la visita oculistica sia importante solo dopo i sessanta anni. In realtà, malattie come il glaucoma e il diabete mellito possono manifestarsi a qualsiasi età, e la prevenzione inizia presto.

Una visita oculistica completa comprende diversi passaggi che il professionista esegue in sequenza. Per prima cosa viene misurata l'acuità visiva, sia da lontano che da vicino, usando le classiche tavole ottometriche. Poi si procede con la refrazione, che determina se è presente miopia, astigmatismo, ipermetropia o presbiopia. L'esame del segmento anteriore dell'occhio, fatto con una lampada a fessura, permette di visualizzare la cornea, il cristallino e l'iride. Fondamentale è la misurazione della pressione intraoculare tramite tonometria, il controllo principale per identificare il rischio di glaucoma. L'esame del fondo oculare avviene dopo aver dilatato la pupilla con appositi colliri, permettendo all'oculista di ispezionare la retina e il nervo ottico direttamente. Per i pazienti con diabete, una fotografia digitale della retina rappresenta un valido ausilio diagnostico. Non tutti questi esami avvengono in ogni visita, ma l'oculista valuta quali siano necessari in base all'anamnesi e ai fattori di rischio del paziente.

Il momento giusto per la prima visita oculistica completa è intorno ai quaranta anni, anche per chi non ha mai avuto problemi di vista. In questa fascia di età iniziano a emergere patologie come il glaucoma, e inizia anche la presbiopia, la difficoltà nel mettere a fuoco gli oggetti vicini. Chi ha familiarità per glaucoma, diabete o altre malattie oculari dovrebbe iniziare ancora prima, attorno ai trenta anni. I bambini vanno controllati almeno una volta prima di iniziare la scuola, e poi regolarmente se scoprono di avere difetti visivi. Durante l'infanzia un difetto non corretto può compromettere lo sviluppo normale della vista. Gli anziani, soprattutto dopo i sessanta anni, dovrebbero sottoporsi a controllo anche due volte l'anno se hanno già patologie diagnosticate. Chi assume farmaci che possono avere effetti oculari, come alcuni corticosteroidi, dovrebbe coordinare la visita oculistica con il proprio medico curante.

La prevenzione oculistica non è una pratica occasionale, ma parte di una strategia di salute generale. Una visita all'anno, una semplice abitudine, può fare la differenza tra conservare una buona qualità di vita e affrontare una perdita di vista che avrebbe potuto essere evitata. Non è questione di paura o di ipocondria: è semplicemente essere consapevoli di avere uno strumento a disposizione per proteggere uno dei sensi più preziosi.