Maria ha compiuto 50 anni tre mesi fa. Durante una visita ginecologica di routine, il medico le ha consigliato di fare una MOC, la mineralometria ossea computerizzata. Non perché avesse sintomi o fattori di rischio particolari, ma semplicemente perché aveva raggiunto quell'età. Una radiografa all'ospedale, dieci minuti, risultati in pochi giorni. Maria non sapeva se prendere sul serio quel consiglio o se fosse solo una pratica di screening preventivo diventata automatica con gli anni.
La storia di Maria non è isolata. Ogni anno in Italia decine di migliaia di persone si sottopongono a una densitometria ossea senza sapere bene perché, quando o se davvero ne avessero bisogno. L'esame misura la densità minerale ossea, cioè quanto calcio e altri minerali contengono le ossa. Serve principalmente a identificare persone a rischio di osteoporosi, la malattia che rende le ossa fragili e vulnerabili alle fratture. Ma il momento giusto per farla non è un'opinione: è scritto nelle linee guida scientifiche internazionali.
Fino agli anni novanta, l'osteoporosi era una malattia poco conosciuta fuori dagli ambienti medici. Le donne affrontavano la menopausa senza sapere che la perdita di estrogeni avrebbe accelerato la perdita di massa ossea. Gli uomini invecchiavano senza controlli specifici delle ossa perché la fragilità scheletrica era considerata un problema femminile. Con l'invecchiamento della popolazione, il numero di fratture da fragilità è cresciuto vertiginosamente. Nel 1990, la Organizzazione mondiale della sanità ha messo a punto lo score DEXA, il sistema di valutazione ancora oggi usato per interpretare i risultati della densitometria. Da allora, gli esami si sono moltiplicati, spesso in assenza di vere indicazioni cliniche.
Le indicazioni attuali della medicina basata su evidenze suggerono che le donne dovrebbero iniziare a fare la densitometria a partire dai 65 anni, a meno che non abbiano fattori di rischio specifici. Per gli uomini, l'età di inizio è generalmente 70 anni. Ma la realtà è molto più sfumata. Una donna in post menopausa con storia familiare di osteoporosi, che fuma, che ha un indice di massa corporea basso, o che assume cortisonici può avere indicazione a farsi controllare prima. Lo stesso vale per gli uomini con fattori di rischio significativi. Uno studio pubblicato su riviste internazionali negli ultimi quindici anni ha dimostrato che lo screening universale a partire da 50 anni comporta molti falsi positivi e genera ansia ingiustificata.
Quello che si dice ma che la ricerca non conferma
Il mito più diffuso è che tutte le donne dopo i 50 anni debbano fare la MOC. Non è vero. Le linee guida dell'Endocrine Society e della International Osteoporosis Foundation stabiliscono che uno screening universale a quella età non è raccomandato. Le donne senza fattori di rischio possono attendere i 65 anni. Un'altra convinzione errata è che l'osteoporosi sia inevitabile invecchiando: in realtà, molte persone giungono a 80 anni con ossa normali. Infine, molti credono che fare una densitometria subito dopo la menopausa sia utile per prevenire fratture. Gli studi dimostrano che il valore predittivo di una misura singola in quella fase è modesto; conta molto di più il monitoraggio nel tempo per certe fasce di rischio.
Se decidi di fare una densitometria, la prima cosa è capire se davvero ne hai bisogno. Chiedi al tuo medico quali sono i tuoi fattori di rischio personali: storia familiare di osteoporosi, peso corporeo basso, fumo, consumo eccessivo di alcol, sedentarietà, uso cronico di farmaci come cortisonici. Se non hai nessuno di questi fattori e hai meno di 65 anni (donna) o 70 (uomo), l'esame probabilmente non serve. Se rientri in queste categorie o hai più di quelle età, la densitometria è ragionevole. L'esame è semplice, non invasivo e non usa radiazioni significative. Può essere fatto anche presso strutture private. Una volta fatto, il risultato rimane utile per anni; non ha senso ripeterlo annualmente senza motivo.
Quello che spesso viene trascurato è che conoscere la densità ossea è solo il primo passo. Un valore basso non significa automaticamente che prenderai una frattura. Allo stesso modo, un valore normale non esclude il rischio. Esiste uno strumento chiamato FRAX, sviluppato dall'Organizzazione mondiale della sanità, che combina il risultato della densitometria con altri fattori clinici per valutare il rischio effettivo di frattura nei prossimi dieci anni. Questo calcolo è più informativo di una semplice lettura della MOC.
La densitometria ha un suo posto nella pratica medica, ma non è uno screening universale. Serve a persone con fattori di rischio noti, a chi ha già subito una frattura, a chi prende farmaci che indeboliscono le ossa. Per gli altri, è una questione di quando, non di se. Fare l'esame al momento giusto significa avere informazioni utili; farlo troppo presto significa correre il rischio di etichettare persone sane come malate, senza cambiare nulla nella loro vita quotidiana.
