Russell Foster e Steven Lockley, cronobiologi dell'Università di Oxford e Harvard, hanno pubblicato studi ripetuti dal 2005 in poi mostrando come il sonno consolidato di sei-otto ore rappresenta la norma biologica per la maggior parte degli adulti. Il sonno polifasico, cioè diviso in due o più blocchi distinti durante le ventiquattro ore, attrae chi cerca di "guadagnare tempo", eppure la ricerca dimostra che frammentare il riposo crea stress fisiologico significativo, riduce la memoria e compromette il sistema immunitario. Non si tratta di un'impossibilità assoluta: alcune persone hanno dormito in questo modo per periodi limitati, ma non rappresenta una pratica sostenibile per la maggior parte della popolazione.
Cosa chiede il ritmo circadiano
Il nostro corpo segue un ritmo di circa ventiquattro ore, il ciclo circadiano, regolato dal nucleo sovrachiasmatico nel cervello. Questo orologio biologico risponde soprattutto alla luce naturale e sincronizza la produzione di melatonina, il cortisolo, la temperatura corporea e centinaia di altri processi. Quando dormiamo in modo consolidato, durante la notte, permettiamo a questi sistemi di completare i loro cicli naturali di novanta minuti circa. Ogni ciclo include le quattro fasi del sonno non-REM e il sonno REM, dove avviene la consolidazione della memoria e la riparazione cellulare.
Frammentare il sonno crea una situazione anomala per questo orologio. Il cervello non entra facilmente in sonno profondo se sa che dormirà solo novanta minuti prima di svegliarsi di nuovo. Questo significa che molte persone che praticano il sonno polifasico in realtà non raggiungono le fasi più restorative, specie il sonno profondo che occupa una percentuale maggiore del sonno notturno consolidato.
Gli studi su memoria e prestazioni cognitive

Una ricerca del 2019 pubblicata dalla comunità di cronobiologia sperimentale ha confrontato persone che dormono otto ore consolidate con persone che dividono le otto ore in tre blocchi brevi. I risultati mostrano differenze marcate nella capacità di concentrazione, nella velocità di reazione e nella formazione di nuovi ricordi. Le prestazioni peggiori si vedevano nel gruppo polifasico, specialmente nei compiti che richiedono attenzione sostenuta.
La ragione è semplice: il sonno REM, fondamentale per consolidare ricordi emotivi e complessi, aumenta verso la fine della notte. Se interrompi il ciclo prima, perdi proprio quelle fasi critiche. Chi dorme quattro ore a sera, poi due al pomeriggio e una all'alba frammenta questa sequenza naturale.
Il problema dello stress ormonale
Dormire in modo polifasico mantiene il cortisolo, l'ormone dello stress, cronicamente elevato.
Quando il corpo continua a svegliarsi durante la notte biologicamente assegnata al riposo, il sistema nervoso simpatico rimane parzialmente attivato. Il cortisolo, che normalmente cala durante la notte e risale al mattino, invece rimane altalenante. Questo affatica l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, il sistema che gestisce lo stress cronico nel corpo. Nel lungo termine, questo aumento di cortisolo compromette il sistema immunitario, rallenta il metabolismo e aumenta il rischio di infiammazione cronica.
Le eccezioni: quando il sonno polifasico funziona
La cronobiologia non dice che il sonno polifasico è impossibile. Funziona, in realtà, in contesti molto specifici. I ricercatori hanno osservato che alcuni lavoratori in turni forzati, come marinai o piloti di aerei cargo, adattano il loro corpo al sonno frazionato per necessità. Tuttavia, anche questi adattamenti non eliminano il costo biologico: la ricerca mostra affaticamento cronico, prestazioni diminuite e un aumento di errori critici rispetto ai colleghi con turni regolari.
Un altro contesto è la gravidanza avanzata e il postpartum immediato, dove le necessità del neonato forzano un sonno frammentato. Ma in questo caso non è una scelta ottimale, è un adattamento temporaneo a una situazione non modificabile.
La cultura della "biohacking" e i miti
Internet ha amplificato l'idea del sonno polifasico come tecnica di "biohacking" per persone ad alte prestazioni. La storia di Leonardo da Vinci che dormiva quindici minuti ogni due ore circola da decenni, ma non ha fondamento documentato. Lo stesso per il sonno "polifasico moderno" con nomi come "Uberman schedule" o "Dymaxion sleep": sono esperimenti auto-osservati di persone singole, non studi controllati con gruppi numerosi.
Le persone che riferiscono di stare bene con il sonno polifasico probabilmente hanno una costituzione genetica che tollera meglio l'irregolarità del riposo, oppure riferiscono un'adattamento iniziale di poche settimane che non si sostiene nel tempo.
Cosa dice la ricerca attuale
Le linee guida dell'American Academy of Sleep Medicine e della European Sleep Research Society raccomandano sette-nove ore di sonno consolidato notturno per gli adulti. Non perché sia un dogma, ma perché quella è la durata che sincronizza meglio con il ritmo circadiano e massimizza le prestazioni cognitive, il sistema immunitario e la salute mentale. Le persone che dormono meno di sei ore consolidate, anche se non praticano il sonno polifasico, mostrano un aumento di mortalità nel lungo termine e una riduzione della qualità della vita.
Se qualcuno vuole davvero guadagnare tempo, la ricerca suggerisce di ottimizzare altre attività, non il sonno. Un sonno consolidato migliora la produttività durante le ore di veglia, il che compensa ampiamente l'apparente "perdita" di tempo nel letto.
La distinzione finale
La cronobiologia contemporanea distingue tra ciò che è possibile e ciò che è salutare. Il sonno polifasico è possibile nel breve termine o in contesti costretti, ma non è lo stato naturale preferito dal ritmo circadiano umano. Gli studi dimostrano costi biologici reali: affaticamento cronico, deficit cognitivi, soppressione immunitaria. Non tutti percepiscono questi deficit immediatamente, ma accumulano nel tempo.
Chi pratica il sonno polifasico per settimane potrebbe sentirsi adatto inizialmente, una risposta di adattamento temporaneo. Ma la ricerca mostra che quell'adattamento non elimina lo stress fisiologico sottostante. Il corpo continua a funzionare in modalità di emergenza, anche se la mente non lo percepisce consapevolmente.
