Marco, 58 anni, impiegato in pensione da due anni a Roma, ha scoperto per caso che la sua banca gli addebita 120 euro annui per un conto corrente che non usa da quando ha aperto il mutuo della casa nel 1998. Prima aveva il suo piccolo conto là, poi ha fatto tutto dall'app della nuova banca, ma non ha mai chiuso il vecchio. Ricorda uno spot televisivo di vent'anni fa, immagina che ormai sia gratuito, e continua a pagare senza accorgersene. Nel primo trimestre di quest'anno ha controllato l'estratto conto per caso: canone trimestrale, spese di gestione, commissioni su operazioni che non ha mai fatto. Ha contattato la banca, gli hanno detto che avrebbe dovuto leggere le condizioni contrattuali. Marco non è un caso isolato.

In Italia esistono milioni di conti correnti che rimangono aperti anche quando il cliente ha smesso di usarli. Alcuni sono stati abbandonati perché il titolare ha cambiato banca, altri perché la persona è passata totalmente al digitale di un altro istituto, altri ancora per semplice dimenticanza. La caratteristica comune è una sola: la banca continua a riscuotere il canone, le spese di gestione, le commissioni sui servizi inclusi nel pacchetto, anche se il conto è praticamente morto dal punto di vista della sua funzione. Non è illegale, è una pratica consolidata nel sistema bancario italiano.

La situazione affonda le radici nel passato recente del settore. Negli anni Novanta e Duemila, aprire un conto corrente era un passaggio obbligato per chi voleva lavorare, versare lo stipendio, pagare le bollette. Le banche non avevano forti incentivi a rendere facile la chiusura perché ogni conto rappresentava un cliente potenziale per altre linee di credito e servizi. Quando arrivò internet, e poi la mobile banking, molti italiani aprirono conti presso banche online più convenienti, ma raramente chiudevano i vecchi. Le banche tradizionali non inviavano avvisi molesti per chiudere un conto inattivo, anzi: continuavano a conteggiare le spese. Nel 2009, dopo la crisi finanziaria, i canoni aumentarono e la pratica si radicò ancor più. Le normative sulla trasparenza, successive alla direttiva PSD2, obbligavano le banche a informare sui costi, ma molta gente non legge gli estratti conto.

I numeri, secondo i dati che Banca d'Italia raccoglie attraverso le segnalazioni degli istituti di credito, non sono piccoli. Si stima che in Italia circolino oltre 40 milioni di conti correnti attivi presso banche tradizionali e online combinate. Di questi, almeno il 15-20 per cento non registra movimenti significativi da oltre un anno. Le spese medie per un conto corrente inattivo variano da 80 a 180 euro annui, a seconda dell'istituto e del pacchetto sottoscritto. Moltiplicando questi numeri, parliamo di una sottrazione di denaro dal bilancio familiare italiano che supera i 500 milioni di euro ogni anno. Altroconsumo ha rilevato che il 34 per cento dei clienti che contatta dichiara di non sapere esattamente quanto paga di canone al mese.

Quello che tutti dicono, ma è falso

Primo mito: "Se cambio banca risparmio subito". Non sempre. Spesso il conto nuovo ha un canone iniziale promozionale, ma il vecchio conto continua a incidere sui vostri costi. Molti studi di associazioni di consumatori mostrano che chi cambia banca senza chiudere l'altra vede il vantaggio dimezzarsi nel primo anno, perché paga per due strutture contemporaneamente.

Secondo mito: "I conti inattivi si chiudono automaticamente". Falso. Una banca chiude un conto automaticamente solo dopo anni di completa inattività, e le definizioni di "inattività" variano: alcuni istituti la fissano a 36 mesi, altri a 60. Nel frattempo, il conto è una mina letente nel vostro bilancio.

Terzo mito: "Chiedere la chiusura è complicato". Non è vero, ma le banche non rendono la procedura ovvia. Spesso bisogna recarsi in filiale, presentare un documento di identità, compilare un modulo. Non richiede avvocati, ma richiede tempo e iniziativa.

Cosa fare per liberarsi dai conti fantasma

Un passaggio spesso trascurato: controllate se il vecchio conto era collegato a carte di credito, assicurazioni viaggi, servizi premium. Molte persone lasciano "attive" queste aggiunte senza saperlo. Disattivatele prima di chiudere il conto, altrimenti il conto potrebbe riaprirsi automaticamente.

Se vi trovate in una situazione simile a quella di Marco, contatate direttamente la filiale dove il conto è stato aperto. Se l'istituto è una banca online, la procedura sarà probabilmente accessibile dalla vostra area clienti digitale. Alcune banche offrono anche il servizio di "switching" facilitato: vi aiutano a spostare automaticamente i servizi verso un altro istituto e chiudono il conto obsoleto. Il Sole 24 Ore ha più volte documentato come questa opzione sia poco conosciuta dai clienti, sebbene sia disponibile.

Il conto corrente fantasma non è uno scandalo, è una conseguenza della pigrizia organizzativa che genera profitti per chi la sfrutta. Gli italiani perdono centinaia di milioni di euro ogni anno per non aver chiuso un conto dimenticato. Non si tratta di scorciatoie, ma di un compito administrativo preciso che richiede carta e penna, tempo e un numero di telefono. Chi lo fa risparmia subito, senza aspettare promozioni o riforme.